


Pepe Benedetti, maggio, Boavista
ll sole è alto sull’orizzonte e il mare con il suo profumo ci ha accompagnato per un paio d’ore di pesca. Tre wahoo sono già nella vasca del pescato a far compagnia a due bellissime lampughe oversize. Lo skipper è assorto nei suoi pensieri mentre dal fly scruta l’orizzonte in cerca di segnali propizi e governa il fisherman che brilla come avorio bianco nel blu dell’oceano. Il mate prepara nuovi terminali mentre l’angler non perde di vista i kona ordinatamente filati a poppa. Sta già pensando alla sua prossima preda nonostante siano passati solo pochi minuti dall’ultimo wahoo combattuto in stand-up. Mentre il suo pensiero va irrimediabilmente ad un bel tonno, improvvisamente, dietro al kona più esterno svetta il rostro di un vela e subito si sgancia la pinza del divergente. Il cicalino impazzisce…è partito…ed ecco che dopo un’energica ferrata inizia il combattimento.
Momenti come questo non accadono spesso. Non bisogna commettere l’errore di pensare che essendo le acque di Boavista molto ricche di pesce sia sufficiente calare un paio di canne e zigzagare un po’ senza riferimenti per provare emozioni come quelle prima descritte.
In effetti l’abbondanza di predatori in qualsiasi mare od oceano non è costante nè uniformemente distribuita ed è regolata da precisi fenomeni atmosferici ed oceanografici.
Nelle zone di pesca che più ci interessano il vento esercita la sua influenza soffiando sugli strati più superficiali della colonna d’acqua letteralmente spingendole circa nella sua stessa direzione e tale allontanamento crea un “vuoto” che, per la legge di continuità del volume, deve necessariamente essere compensato da altra acqua. Ecco quindi che si verifica una risalita di acque profonde, più fredde e più ricche di nutrienti, che danno origine al fenomeno dell’ UPWELLING, ben noto agli oceanografi fisici. Tale fenomeno prevede la formazione di correnti di risalita rendendo possibile l’avvio delle reti trofiche, ovvero delle catene alimentari, che hanno alla loro base il “bloom” (o fioritura) fitoplanctonico il quale, insieme al batterioplancton, fornisce sostentamento a micro e macrozooplancton che poi costituiranno a loro volta l’alimento principale per pesci e cefalopodi, componenti essenziali della dieta dei predatori che il pescasportivo desidera insidiare.
Come detto prima la ricchezza in termini di prede insidiabili non è costante e la produttività varia da zona a zona. Solitamente l’oceano aperto è da considerarsi alla stregua di un deserto liquido, in cui rari vagabondi pelagici come il Marlin, lo squalo Mako, lo squalo Longimanus ma anche cetacei e grandi banchi di tonni sono costantemente alla ricerca di pesce foraggio, krill o molluschi cefalopodi.
Man mano che ci si avvicina alla costa, invece, in prossimità della piattaforma continentale, la produttività aumenta notevolmente anche qui non in maniera uniforme ma solo in quelle zone dove la direzione del vento unita a brusche variazioni batimetriche in corrispondenza di particolari formazioni topografiche positive come secche e pinnacoli innescano le tanto agognate correnti di risalita.
Oltre a queste vi sono porzioni di mare non necessariamente interessate da fenomeni di upwelling ma ugualmente ricche di predatori in quanto la particolare conformazione del fondale le rende zone d’elezione per la riproduzione di diverse famiglie di pesci che inevitabilmente attirano i grandi predatori pelagici i quali, abituati a vagare e procacciarsi il cibo nel blu, trovano in queste aree delle vere e proprie oasi in mezzo al deserto. Qui infatti hanno l’opportunità non solo di alimentarsi, ma anche di deporre le proprie uova in un luogo sicuramente meno inospitale dell’oceano aperto. Alla schiusa, le piccole larve si troveranno infatti a disposizione numerosi anfratti che forniranno loro riparo costituendo una sorta di “nursery” fino allo stadio giovanile.
Un motivo in più per pensare che in tali luoghi grandi pesci di passaggio siano soliti sostare lo troviamo nel fatto che molto spesso, per liberarsi dagli ectoparassiti e da squame morte che limitano il nuoto, si affidano alle cure dei cosiddetti “pesci pulitori”, generalmente appartenenti alla famiglia dei Labridi: il “cliente” potrà così contare su una pulizia accurata per prevenire l’insorgere di patologie e il pulitore, a sua volta, non verrà mangiato dell’ospite e potrà cibarsi dei parassiti e altri organismi presenti sul corpo del grande pesce.
Vi sono luoghi nel mondo dove i fenomeni atmosferici ed oceanografici prima brevemente presi in esame si ripetono ciclicamente andando ad interessare di volta in volta le stesse porzioni di mare che in genere solo i pescatori locali hanno imparato ad identificare con precisione.
L’isola di Boavista è uno di questi. Gli Alisei, infatti, spirano costanti tutto l’anno più o meno sempre nella stessa direzione. L’individuazione delle secche, delle cadute e quindi delle zone produttive non è cosa facile e richiede anni di tentativi e molta, molta attenzione nei confronti delle condizioni al contorno.
Il Boapesca fishing club, con la sua decennale attività nel settore in molteplici discipline di pesca nelle acque di Boavista costituisce quindi molto più di un semplice punto di riferimento. Dalla traina d’altura al bolentino, passando per il vertical jigging, il drifting, la piccola traina costiera e la traina con il vivo, con il Boapesca il pescasportivo potrà contare su un servizio di qualità dove persone semplici e cordiali metteranno al suo servizio il loro bene più prezioso in questo campo: l’ESPERIENZA. Alla luce di quanto detto fin qui appare superfluo sottolinearne ancora una volta l’importanza ma vale la pena soffermarsi un attimo su cosa significhi questo per il cliente. L’oceano è imprevedibile ed ogni tanto gioca brutti scherzi al pescatore ad esempio rendendo vane le speranze di poter dedicare una giornata alla traina d’altura per via delle proibitive condizioni meteomarine. I membri del Boapesca fishing club hanno imparato anche a “leggere” il mare e a prevenire gli imprevisti. L’esperienza non è poi solo relativa al “dialogo” con il mare ed i suoi abitanti ma si traduce anche nell’elasticità necessaria a soddisfare ogni esigenza di chi avrà deciso di affidarsi a noi nella pianificazione della propria vacanza di pesca. Così il pescatore, che magari dispone di una sola settimana e non vuol certo rimanere a prendere il sole, non correrà il rischio di rimanere deluso e potrà ad esempio rifarsi nella stessa giornata con una proficua battuta a vertical jigging o a traina nel sottocosta. Cordialità, disponibilità e professionalità sono date per scontate e rappresentano uno dei biglietti da visita del centro. Ecco quindi che il novizio potrà provare le prime emozioni di grandi catture con la certezza di un carniere degno dei migliori anglers mentre il pescatore esperto avrà la sicurezza di poter contare su un team affiatato e capace nella caccia ai grandi rostrati per coronare il sogno di combattere con la preda della vita.
Pepe Benedetti
sgtpepper555@hotmail.it


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